» Zindabad-Viva!

Teatro Stabile Sloveno, Via Petronio, 4 Trieste
giovedì 14 dicembre 2017 ore 11:00
ingresso: Riservato alle scuole

Giovedì 14 dicembre 2017 ore 11.00 – replica per le scuole

Slovensko stalno gledališče – Teatro stabile sloveno (Trieste – Via Petronio 4)

 

ZINDABAD-VIVA!

a cura di Barbara Sinicco
con Nasim Nuri, Mamadou Diallo, Giulia Binali, Zabiullah Ahmadi, Silvia Mancaleoni, Khouzama Reda
collaborazione tecnica Ketty Coslovich

produzione La Fabbrica delle Bucce e Bonawentura
promosso da ICS Consorzio Italiano di Solidarietà

Siamo sulla linea di confine Iran-Turchia, dove tanti arrivano dopo un estenuante, pericoloso e doloroso viaggio. Arrivano soprattutto dall’Afganistan, dal Pakistan, dal Medioriente.

Non hanno scelto di fare questo viaggio. Hanno abbandonato madri, padri, mogli e figli. La loro vita, spesso -quasi normale-, un lavoro, una famiglia, gli studi, gli amici, è stata sconvolta dalla guerra, dalle persecuzioni, dai fanatici, dalle bombe. A volte hanno semplicemente fatto una scelta mal tollerata dalla società tradizionale, un amore non approvato, un cambio di religione, permettersi di dire cose contro il governo…. Adesso sono a questo confine. La guardia che li scopre si approfitta della loro debolezza, sa dove andare a colpirli, sa che resterà impunito. Ma con questo spettacolo non abbiamo voluto raccontarvi solo questo. Il teatro serve anche per immaginare cose diverse, che ci diano speranza, e infatti con ironia e saggezza, abbiamo scelto di immaginare che anche questa guardia abbia i suoi punti deboli, abbia qualcosa di umano, e lo andiamo a toccare proprio lì, sul cuore, attraverso una storia che viene raccontata da una delle migranti. E’ una storia che tutti conoscono in Asia e Medioriente, è la storia di Leyla e Majnun, gli sfortunati innamorati, Romeo e Giulietta orientali insomma. La storia, nelle sue diverse versioni, era conosciuta da tutto il gruppo, quindi è stata perfetta per interpretarla nuovamente, giocarci su, trasformarla. Tutti i migranti personaggi-più una giornalista infiltrata-giocano a turno a interpretare la storia davanti alla rigida guardia, che piano piano, si scioglie. Un happy end è necessario, almeno nella finzione. Ma la finzione in questo caso ben s’intreccia alla realtà, perchè davvero i protagonisti di questa performance, ci sono passati a quella frontiera.

 

Scritto il 21 settembre 2017
in Edizione 2017

Con il contributo di

Programma S/paesati

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