» “PORRAJMOS”, L’Olocausto dimenticato degli zingari

Teatro Miela
martedì 15 novembre 2011 ore 09:00
ingresso:

riduzione televisiva dell’omonimo spettacolo teatrale di e con Pino Petruzzelli, regia di Gioia Meloni
In collaborazione con RAI SEDE REGIONALE PER IL FRIULI VENEZIA GIULIA

ABSTRACT
“Questa serata voglio iniziarla con una fiaba. Una fiaba alla rovescia in cui i cattivi hanno gli occhi color del cielo, i capelli color dell’oro, la pelle color del latte e le mani pulite.
I buoni, invece, hanno gli occhi color del buio, i capelli color del catrame, la pelle color del fango, le mani sporche e, come se non bastasse, sono zingari. La fiaba è quella di Ansa: l’ultima zingara di Auschwitz…”

Inizia così “L’olocausto dimenticato degli zingari”, testo teatrale scritto e interpretato dall’attore brindisino Pino Petruzzelli. Uno spettacolo carico di umanità e di amore per un’etnia, quella Rom e Sinta, completamente misconosciuta, da sempre temuta e perseguitata.

Nel titolo della versione televisiva la regista Gioia Meloni ha voluto aggiungere la parola della lingua Romanì PORRAJMOS, traducibile con divoramento, grande devastazione.
Un vocabolo che nella loro storia indica la persecuzione e lo sterminio che il Terzo Reich attuò nei loro confronti.
O’ Porrajmos, al pari della più nota Shoah, fu deciso in seguito alla pubblicazione del Manifesto della Razza.
Proprio come gli ebrei gli zingari furono perseguitati e uccisi in quanto “razza inferiore” destinata, secondo l’aberrante ideologia nazionalsocialista, non alla sudditanza e alla servitù al Terzo Reich, ma alla morte.
E proprio questo è il nodo del problema. Per molto tempo dopo la guerra, infatti, lo sterminio nazista degli zigani non è stato riconosciuto come razziale ma lo si è considerato conseguenza, e in un certo senso anche ovvia, di quelle misure di prevenzione della criminalità che naturalmente si acuiscono in tempo di guerra.
Una tesi che trova fondamento nella definizione di “asociali” con la quale nei primi anni del potere hitleriano gli zingari vengono indicati nei vari ordini e decreti che li riguardano.
In questo caso il termine “asociale” viene usato per indicare coloro che, per diverse ragioni, non sono integrabili o omologabili col nuovo ordine nazionalsocialista.
In realtà, gli zingari furono perseguitati, imprigionati, seviziati, sterilizzati in massa, utilizzati come cavie per esperimenti medici, gasati nelle camere a gas dei campi di sterminio proprio in quanto zingari e quindi, secondo l’ideologia nazista, geneticamente ladri, truffatori, nomadi, razza inferiore indegna di esistere.
Almeno cinquecentomila morirono nei campi di concentramento ma probabilmente furono molti di più, considerando quelli non censiti o uccisi nei rastrellamenti delle campagne. Solo nello Zigeunerlager, il campo loro riservato ad Auschwitz – Birkenau, tra il febbraio 1943 e l’agosto 1944 oltre ventimila tra Rom e Sinti vennero condotti nelle camere a gas.
In Italia i Rom furono imprigionati nei campi di concentramento di Agnone, Berra, Bojano, Bolzano, Ferramonti, Tossicìa, Vinchiaturo, Perdasdefogu, le isole Tremiti e in quello di Gonars.
Si trattava di cittadini italiani, ma anche di altre nazionalità;un gran numero erano Rom slavi, fuggiti in Italia dalle persecuzioni in patria. Molti di loro riuscirono a fuggire e si unirono alle bande partigiane. (Note da Giovanna Boursier e Luca Bravi)

Una orazione civile quella di Petruzzelli che vuole essere un viaggio in una pagina di storia dimenticata e offesa dall’indifferenza e che inspiegabilmente non trova spazio nei testi scolastici. Un genocidio dimenticato, così come dimenticati sono stati i risarcimenti dovuti agli zingari perseguitati.

NOTE DI REGIA
Pensando a dove ambientare un testo forte e asciutto come quello di Pino Petruzzelli, la scelta non poteva che cadere sulla Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio in Italia, oggi monumento nazionale.
Il rischio di un luogo così noto però era quello di farne un uso scontato, oleografico, retorico. Grazie alla collaborazione del Civico Museo si è potuto ambientare la recitazione del monologo in una grande sala del tutto spoglia e abitualmente chiusa alle visite del pubblico.
Si è pensato così di adoperare una fotografia più evocativa che narrativa ricorrendo ad immagini che fossero dei puri rimandi, dei semplici simboli. Anche le luci e i pochi colori cercano di rendere un’ atmosfera sospesa ed essenziale.
Ed infine nel pensare a questo adattamento televisivo la regista Gioia Meloni ha voluto dar voce agli ultimi fra gli ultimi. Non è possibile – ha pensato- che dopo la persecuzione e lo sterminio, dopo il silenzio storico su questi crimini e la negazione di qualunque risarcimento, sia sempre l’altro, il gadgio, il rappresentante della società maggioritaria e perbene a parlare di loro e per loro.
Per leggere alcuni documenti e testimonianze dell’epoca si è chiesta così la collaborazione di alcuni Sinti e Rom che, pur non essendo attori, hanno aggiunto alla bravura di Petruzzelli una verità e una emozione in più.
(Gioia Meloni)

Scritto il 29 settembre 2011
in Edizione 2011

Con il contributo di

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