» Onora il padre e la madre. Badanti

Teatro Miela
mercoledì 11 novembre 2009 ore 17:00
ingresso:

Ore 17.00 Film

SIDELKI

regia di Katia Bernardi,Italia, ‘50
Il film è un montaggio di interviste con badanti russe e ucraine. Includono spesso il marito, i figli per i quali esse accettano le difficoltà dell’espatrio. Attraverso la voce degli psicologi si spiegano gli effetti traumatici sulle famiglie di queste emigrazioni femminili.

Ore 18.00 inaugurazione mostra

ONORA IL PADRE E LA MADRE. BADANTI

Immagini di Roberta Valerio. Progetto Vicino /lontano.
La mostra nasce dalla volontà di riconoscere e comprendere la condizione esistenziale e psicologica della “badante” e di rappresentarne per immagini il percorso/processo di “trasferimento” e di vero e proprio “trasloco” di emozioni, sentimenti, affetti dal proprio paese e dalla propria famiglia di origine, rimasta in patria, verso un mondo e un modello culturale i cui codici sono tutti da comprendere.
La mostra sarà visitabile fino al 27 novembre negli orari di spettacolo.

Ore 19.00

MIGRAZIONI FEMMINILI

con la sociologa Melita Richter (Università di Trieste), la coordinatrice territoriale Anna Cragnolini (Agenzia Regionale del Lavoro, progetto “Assistenti Familiari”), una socia Acli Colf.

Ore 20.30 russkij zakuski (spuntini russi)

Ore 21.00 replica di

SIDELKI

In collaborazione con le associazioni Vicino/lontano, Interethnos e Ruski Dom.

SIDELKI

regia di Katia Bernardi, Italia, ’50 (replica ore 21.00)

Il filmato, prodotto dalla Provincia Autonoma di Trento in collaborazione con KRMOVIE, si accosta al mondo dell’immigrazione delle donne dell’Europa dell’Est, cercando di stabilire una relazione profonda e significativa che colga lo spessore dei sentimenti, delle motivazioni e dei bisogni che stanno alla base delle scelte tanto radicali intraprese da queste donne. Attraverso voci, immagini e testimonianze, il filmato si fa interprete di questo lungo viaggio, sospeso tra speranza, nostalgia e spesso sogni negati. Storie di donne che, qui, incontrano e condividono storie di altre donne.
L’intento del filmato è quello di testimoniare attraverso una carrellata di interviste (realizzate in Italia e in ex Urss), il coraggio e il sacrificio di migliaia di donne dell’ Est Europa, che per necessità primarie e per sostenere il nuovo tenore di vita, lasciano le proprie terre, i propri figli e mariti per cercare lavoro in Italia. A differenza di altri fenomeni migratori, non è più l’uomo che emigra per mantenere la famiglia, bensì è la donna, forte e indipendente che prende in mano la situazione. In Italia cercano lavoro come badanti, si sacrificano per anni e rientrano in patria solo dopo aver guadagnato il necessario per la famiglia, per pagare l’alto costo del mantenimento dei figli a scuola (indotto dalla privatizzazione del sistema scolastico e degli altri servizi), per comprare casa. Ma anche il mito dell’ Italia e i condizionamenti mediatici sono alla base di queste scelte: la ricerca di un benessere proibito, di un futuro diverso, inseguendo a volte modelli di un consumismo sbagliato. E tutto ciò ha un prezzo: vivere sospese sopra due mondi, quello nostalgico di un passato al quale non appartengono più e quello incerto di un futuro, privo di identità e radici. La lontananza genera diverse problematiche: là dove il nucleo famigliare è forte e coeso c’è un consolidamento dei rapporti affettivi, nel caso contrario ci sono molte separazioni. L’uomo è inerme, fermo in casa, spesso espulso dal mercato del lavoro. La separazione a lungo termine genera molti problemi psicologici a figli e madri (Sindrome d’Italia).In Russia il governo è a conoscenza del fenomeno e tenta di supportare le immigrate, aiutandole soprattutto, nel mantenimento delle proprie radici culturali. In Italia le donne, nel poco tempo libero che hanno, tentano di tenere vive le loro tradizioni culturali, ma il disagio che nasce per la nostalgia della famiglia lontana, per la mancanza, a volte, di rispetto, per la difficile integrazione è forte. Pur essendo a conoscenza dei rischi che questa scelta comporta e delle difficoltà che molte di loro hanno affrontato, loro partono, perché devono.

ONORA IL PADRE E LA MADRE. BADANTI

mostra fotografica di Roberta Valerio

Oggi in Italia gli ultrasessantacinquenni sono oltre 10 milioni, con una percentuale di disabili vicino al 5 %. Anche in Friuli Venezia Giulia, secondo i dati Istat, l’incidenza della popolazione con più di 65 anni è del 23%. Il tasso di natalità in Italia è uno dei più bassi del mondo, con conseguente e progressivo aumento della percentuale di persone collocabili nelle fasce di età più avanzata. A ciò si affianca il cambiamento del ruolo e della struttura della famiglia: la minor coesione dei nuclei familiari e i tassi di occupazione femminile più elevati hanno fatto crescere la domanda di assistenza. Tutto ciò – soprattutto nella nostra regione in quanto transfrontaliera – spiega l’imponente flusso migratorio di donne destinate al mercato dell’assistenza familiare (il 90% dei lavoratori assunti in questo ambito). La maggioranza (75 %) proviene dall’Europa dell’Est, soprattutto da Romania e Ucraina. Si stima che la presenza sul territorio regionale sia di 10-12 mila assistenti familiari (dati raccolti dagli sportelli attivati per il “Progetto Assistenti Familiari” della regione nei quattro capoluoghi di provincia). Il reportage di Roberta Valerio non intende analizzare da un punto di vista sociale o statistico un fenomeno complesso e in continua crescita, ma lo evoca, con pudore e rispetto, attraverso l’esperienza di quattro donne dell’Est che ora lavorano in provincia di Udine: Canuta (Polonia), Halyna (Ucraina), Ioana (Romania) e Vera (Moldova). La mostra nasce infatti soprattutto dalla volontà di riconoscere e comprendere la condizione esistenziale e psicologica della “badante” e di rappresentarne per immagini il percorso/processo di “trasferimento” e di vero e proprio “trasloco” di emozioni, sentimenti, affetti dal proprio paese e dalla propria famiglia di origine, rimasta in patria – e nei confronti della quale è costretta a consumare un’assenza affettiva non risarcibile – verso un mondo e un modello culturale i cui codici sono tutti da comprendere, ma che implica e richiede un urgente investimento relazionale. L’esperienza di queste donne si trasforma a volte nell’approdo ad una condizione di solitudine e straniamento, che a sua volta si rispecchia nell’altra forma di solitudine quale è – oggettivamente – quella dell’anziano, anello debole delle società occidentali. Le immagini mostrano come in questo scambio di sofferenze, permeato di intimità tra due persone di mondi diversi, talvolta si stabilisca un vero e proprio dialogo interculturale e si attivino nuove forme di solidarietà e relazioni interpersonali che vanno al di là del rapporto di lavoro.
Una serie di scatti raccontano infine l’accidentato itinerario di viaggio, fondato sul complesso e redditizio “sistema pulmini”. La mostra, curata da Caterina Ferri, è accompagnata da un catalogo, con testi e interviste di Franca Rigoni.

Roberta Valerio. Nata a Udine nel 1973 e laureatasi in legge all’Università di Bologna, vive a Parigi dal 1998. Fotografa indipendente, si occupa di questioni sociali, studiando e registrando con il suo obiettivo i mutamenti della società contemporanea. Ha lavorato come stampatrice all’Agenzia Magnum Photos di Parigi. Selezionata per l’XI Premio Internazionale Luis Valtueña della Fotografia Umanitaria 2007, organizzato da Médicos del Mundo, e per il premio Aidda della fotografia sociale e documentaria 2003, è Coup de Coeur 2006 per la Bourse de Talent 28, curata da Photographie.com. Ha esposto alla Commission Europèenne a Parigi 2007. I suoi reportage sono pubblicati su riviste italiane, francesi e internazionali.

Scritto il 8 giugno 2011
in Archivio, Edizione 2009

Con il contributo di

Programma S/paesati

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