» MAHI BINEBINE, maestro della luminosità melanconica e della calligrafia della solitudine

Teatro Miela
giovedì 06 ottobre 2011 ore 18:30
ingresso:

Lo scrittore e pittore marocchino Mahi Binebine dialoga con la francesista Anna Zoppellari (Università di Trieste)

Cannibali di Binebine (Barbès 2008) racconta le vicende di un gruppo di persone che partono clandestinamente dal Marocco per l’Europa. Nato nel 1959 a Marrakech, Mahi Binebine si trasferisce a Parigi nel 1980 dove studia e insegna matematica. Si dedica anche alla scrittura e alla pittura. Molti romanzi sono tradotti in una decina di lingue. I suoi quadri fanno parte della collezione permanente del Guggenheim di New York.

in collaborazione con il Dipartimento di FilosofiaLingue e Letterature dell’Università di Trieste e Alliance Française di Trieste.

Mahi Binebine Nato nel 1959 a Marrakech, Mahi Binebine si trasferisce a Parigi nel 1980 per seguire gli studi di matematica che ha poi insegnato per otto anni. In seguito si consacra alla scrittura e alla pittura. Ha all’attivo molti romanzi tradotti in una decina di lingue. Emigra a New York dal 1994 al 1999.
I suoi quadri fanno parte della collezione permanente del Guggenheim di New York. E’ ritornato a Marrakech nel 2002.

Romanzi e racconti:

Le sommeil de l’esclave (Stock, 1992) Edit. Etran; Les funérailles du lait (Stock, 1994) Edit. Etran; L’ombre du Poète (Stock, 1997) Le Fennec; Cannibales (Fayard, 1999) Edit. Etran; Pollens (Fayard, 2001) Le Fennec; Terre d’ombre brûlée (Fayard, 2004) Le Fennec; Le griot Marrakech (Abada, 2005) Edition de l’Aube; Les étoiles de Sidi Moumen, Editions Flammarion

Cannibali, Barbès, Firenze, 2008.
Un gruppo di persone riunite da una comune svolta del destino: la partenza clandestina per l’Europa. Lo stretto di Gibilterra, le luci della Spagna così vicine viste da Tangeri. 
Attraverso la voce narrante del giovane Azouz, lo scrittore marocchino Mahi Binebine racconta la lunga attesa prima della temuta traversata e le storie dei suoi protagonisti, storie confluite sulla medesima riva. Insieme ad Azouz sono suo cugino Réda, una madre ed il suo bambino, l’algerino Kacem Djoudi, Youssef, e due maliani. Dai racconti delle vite degli uni e degli altri si delineano ritratti e figure emozionanti, che, come racconta Binebine, sono tutti veri, perché la gente che lo incontra gli confida la sua storia. “Cannibali”,uno dei suoi romanzi più fortunati, ha proprio questa capacità di avvicinare vicende umane che solo apparentemente sembrano distanti, di fare entrare il lettore in mondi  più simili ai suoi di quanto avesse mai potuto supporre. Il romanzo contiene due ambientazioni. Una è quella reale: tutto avviene a Tangeri in Marocco, nel trascorrere delle ore della notte. A questa prima e fondamentale ambientazione, solida come le rocce dietro le quali si nascondono i protagonisti, si sovrappone quella dei loro ricordi che va ad animare l’intera narrazione.
Il racconto è così scandito sui ritorni, l’illusione della partenza, l’attesa dopo l’attesa si riempie della memoria, trasformando degli essere umani anonimi in persone, conferendo identità e spessore a delle vite altrimenti semplicemente dannate. La speranza anima la volontà dei protagonisti, che si trovano così a condividere ore e ore di attesa e a riempirle di racconti. Ne emergono delle vite reali, non dei fantasmi di umanità da bollettino televisivo, quando si mostrano gli sbarchi e a numeri si contano i morti ed i dispersi. Senza domandarsi chi siano e dove stiano i veri cannibali.

(traduzione Paola Checcoli)

in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia, Lingue e Letterature dell’Università di Trieste e Alliance Française di Trieste.

Scritto il 28 settembre 2011
in Edizione 2011

Con il contributo di

Programma S/paesati

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