» EUROPA – AFRICA documentari: storie di connessioni e di ponti

Teatro Miela
giovedì 05 novembre 2009 ore 19:00
ingresso:

Ore 19.00

UNA DEBOLE CORRENTE

di Nicole Leghissa, Italia, 2008, 52’
Il friulano Pietro Savorgnan di Brazzà nella seconda metà dell’ottocento parte alla scoperta delle terre incognite dell’attuale Congo. Il documentario compie un viaggio nello scarto esistente tra il mito dell´esploratore che voleva essere amico degli africani e lo squallido utilizzo della sua icona oggi da parte dei poteri forti, congolese e francese. Una figura del passato che ci riporta alla scoperta del neocolonialismo del presente.

Ore 20.00

NAIROBI – VERSO INDUSTRY HOTEL

di Giampaolo Rampini, Italia, 2009, 43’
Progetto Città Invisibili in collaborazione con ICS di Trieste
Nell’estate del 2008, Rampini ha creato negli slum di Nairobi una scuola di videogiornalismo indipendente e, insieme al suo gruppo, ha svolto un accurato lavoro di ricerca sulla marginalizzazione della povertà che prende forma urbana in tutto il terzo mondo. Le città sono diventate degli immensi contenitori di persone che vivono senza servizi, né diritti, subendo abusi e violenze. Circa 80.000 street children popolano le strade di Nairobi, abbandonati a se stessi, rifiutati dalle famiglie che non possono occuparsene. La loro voce e la loro vita sono l’anticipazione del documentario finale sulla baraccopoli di Kibera.

Ore 21.00

ZMVM, LA FORMA DELLA CITTA’ DOPPIA

di Giampaolo Rampini, Italia, 2008, 68’
Città del Messico non è più una città, non almeno se la intendiamo nei termini tradizionali.Si parla piuttosto di regione urbana, o meglio ZMVM, che sta per Zona Metropolitana della Valle del Messico, un conurbamento di 22 milioni di abitanti. Una città divisa sugli opposti di legalità e illegalità, formalità e informalità di tutti gli aspetti della vita, dalla casa al lavoro.

SCHEDA D’APPROFONDIMENTO

“UNA DEBOLE CORRENTE” PIETRO DI BRAZZÀ, UN EROE BIANCO NELL’ AFRICA NERA.

documentario, HDV 52 minuti
regia di Nicole Leghissa
prodotto da TICO Film Company e Settimarte

Seconda metà dell’Ottocento. Il giovane rampollo di una famiglia aristocratica abbandona le comodità dei salotti e parte dal Friuli alla scoperta delle macchie bianche sull’Atlante, le terre incognite d’Africa. Si chiama Pietro Savorgnan di Brazzà.

“O terra del sole o Congo misterioso, o splendida valle del re Makoko, cantate la fama del comandante Monsieur de Brazzà, Monsieur de Brazzà.” Erano cent’anni che l’Africa narrava la sua leggenda, lo chiamava nelle tenebre al suono del tam tam. Pietro l’esploratore buono, il bianco che nel 1880, al termine di una lunga marcia di pochi uomini nella giungla, in una favolosa notte di luna aveva scoperto il fiume Congo vasto come l’oceano.
Savorgnan di Brazzà, l’ufficiale gentiluomo, l’idealista che marciava scalzo e disarmato, ma metteva l’alta uniforme per incontrare i re color dell’ebano. Il Lawrence italiano che aveva dato alla Francia l’ultima terra incognita, ma dalla Francia era stato ripudiato per aver messo il dito sui crimini dello sfruttamento coloniale.
Ma ora l’attesa è finita, i tam tam salutano il Grande Spirito dell’eroe che torna sul suo fiume, nel luogo che porta il suo nome: Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo.
Per accogliere le sue ossa, che a giorni saranno traslate dalla tomba di famiglia ad Algeri, è stato costruito un enorme mausoleo in marmo italiano e il 3 ottobre le genti d’equatore verranno a tributargli omaggio solenne”
Così scrive Paolo Rumiz in un suo articolo dedicato a Brazzà nel settembre 2006.
Pochi giorni dopo le spoglie dell’esploratore vengono riesumate nel cimitero cristiano di Algeri e volano a Brazzaville per inaugurare un fastoso memoriale a lui dedicato.
Ma l’atmosfera non è quella idillica che il giornalista si era immaginato. Quello che appare è un immenso spot di regime, una messa cantata in onore del potere congolese. Pura propaganda.
Il giornale francese Le Monde scriverà: “I fantasmi della colonizzazione, in Africa Centrale, hanno la vita lunga. Nel corso di una cerimonia che ha più a che fare con l’utilizzo dei simboli che con quello dei fatti storici, le autorità del Congo Brazzaville hanno riesumato martedì 3 ottobre 2006 Pietro Savorgnan di Brazza, nato italiano e divenuto l’esploratore francese che diede inizio alla conquista di quella parte del Congo che ancora porta il suo nome. In Africa molte voci si sono sollevate per protestare contro questa apologia del colonialismo”.
Il documentario compie un viaggio nello scarto esistente tra il mito dell’esploratore che voleva essere amico degli africani e lo squallido utilizzo della sua icona oggi da parte dei poteri forti, congolese e francese, che amici non sono. Il trasferimento delle spoglie di Brazzà non è altro che una commedia imbastita per annebbiare lo sguardo della comunità internazionale e delle popolazioni africane sulla vera posta in gioco: la depredazione selvaggia del Congo.
A guidare lo spettatore in questo viaggio è proprio il giornalista Paolo Rumiz, che dopo un’iniziale fascinazione per la modernità del Brazzà esploratore avventuroso e disinteressato, si accorge che l’inaugurazione del mausoleo a lui dedicato non è altro che un’operazione cosmetica.
Brazzà è un’icona perfetta: piace alle popolazioni indigene da cui è considerato tuttora un antenato, al dittatore sanguinario africano che cerca di rifarsi l’immagine, al governo francese in aria di revisionismo coloniale.
Dietro il teatrino delle belle parole, del taglio dei nastri e dei tappeti rossi stesi alla famiglia Brazzà per acconsentire al trasferimento delle spoglie dell’illustre antenato, c’è una realtà molto più tetra ed estremamente lucrativa. Ieri era il legno, era il caucciù, era l’avorio. Oggi è il petrolio.
Milioni di barili al giorno vengono venduti dal “presidente” del Congo Denis Sassou Nguesso ad un prezzo stracciato a società off shore controllate dal suo clan. Le stesse società lo rivendono poi sul mercato internazionale a prezzi molto più elevati. E tutto questo avviene con il beneplacito del governo francese e delle grandi multinazionali del petrolio, entrambi interessati a far man bassa di diritti di sfruttamento per gli anni a venire e a garantirsi oggi l’approvvigionamento di greggio a prezzo ridotto.
Certo a godere di tutto questo ben di Dio non sono certo le popolazioni africane, a cui Brazzà teneva così tanto. La scoperta del petrolio, definita “la maledizione dell’oro nero” da Xavier Harel nel suo libro “Pillage a huis clos” (Saccheggio a porte chiuse), invece di arricchire le popolazioni dei paesi estrattori – in particolare il Congo Brazzaville – non fa che accrescere le guerre civili, le dittature e la povertà.
Gli attori di questo saccheggio a porte chiuse non sono altro che i protagonisti del trasferimento delle spoglie di Brazzà, dell’inaugurazione del Mausoleo, delle fotografie di gruppo sui giornali di tutto il mondo, delle frasi di circostanza, delle fanfare e dei cartelli di propaganda. In primo piano il volto di Brazzà, al suo fianco vincitori e complici, ma anche i vinti. E dietro a tutto: la posta in gioco.
Il documentario presenterà l’immagine che a tutti di Brazzà piace: quella dell’esploratore scalzo e disarmato. Il gentiluomo avventuroso che finì per essere ripudiato dalla Francia e rimosso dal suo ruolo di Governatore della Colonia dell’Africa Equatoriale Francese a causa delle sue aperte critiche alla brutalità del sistema coloniale. Tradito a tal punto che la moglie preferì seppellirlo ad Algeri, rifiutando i funerali di stato a Parigi.
È questo Brazzà che oggi paradossalmente diventa l’icona sfruttata da quei poteri predatori che aveva avversato in vita. Ironia della sorte, ineluttabilità della Grande Storia…

Progetto: “Le Città Invisibili”

Le città invisibili è una serie di documentari dedicata alla crescita globale degli slum come principale forma di urbanizzazione delle megalopoli del nuovo millennio.
Il progetto consiste in una serie di documentari indipendenti tra loro, in cui la strutturazione del metodo di lavoro, viene costruita in funzione della città presa in esame.
Nel 2008, Città Invisibili è diventato un progetto di cooperazione decentrata (regione FVG, promosso da Consorzio Italiano di Solidarietà), che ha visto la creazione a Nairobi di una scuola di videogiornalismo indipendente finalizzata alla nascita di una compagnia di produzione nel campo della videoadvocacy (nuovo strumento di difesa dei diritti umani attraverso il report video). Il progetto è promosso dal Consorzio Italiano di Solidarietà di Trieste in partnership con Koinonia Community del padre comboniano Renato Kizito Sesana.
Il gruppo si occupa oggi di analizzare i processi di marginalizzazione dei poveri nelle zone sub-urbane della grandi città dei paesi in via di sviluppo, con un effettivo campo di ricerca rappresentato dalla periferia di Nairobi. Questo è, tra l’altro, il luogo in cui gli attuali membri del gruppo risiedono e dove ha sede lo stesso centro di produzione.
Il primo filmato (ZMVM- La forma della città doppia) analizza la forma della città contemporanea attraverso la storia dell’urbanizzazione di Ciudad De Mexico dal 1940 ad oggi e per questa ragione la ricerca è stata svolta in collaborazione con il giornalista Matteo Dean, attraverso interviste con urbanisti, architetti, antropologi e prendendo in esame l’esperienza di un gruppo del Movimento Urbano Popolare (MUP) a nome Frente Popular Francisco Villa.
Si tratta di un lavoro che contiene aspetti di giornalismo investigativo, sociologia e filosofia.
Il secondo documentario, sugli slums di Nairobi ( Verso Industry Hotel) è quindi il risultato di un anno di ricerca sul campo realizzato assieme al nuovo gruppo (Invisible Cities), attraverso interviste, riprese e soprattutto attraverso la lenta costruzione di relazioni interpersonali con gruppi e singoli dai quali l’autore ha ricavato gli argomenti che andranno a comporre la struttura di questo filmato.
Il lavoro prenderà la forma di un film-documentario che prevede la fine della produzione nell’autunno 2009 e la postproduzione entro l’inizio del 2010.

NAIROBI – VERSO INDUSTRY HOTEL

di Giampaolo Rampini, Italia, 2009, 43’
Progetto Città Invisibili in collaborazione con ICS di Trieste
A Nairobi si trova la più grande baraccopoli dell’Africa.
Nuovi slums stanno crescendo nelle vicinanze dell’area industriale, mentre da quelli più antichi un milione di persone deve ogni giorno camminare decine di chilometri per andare a lavoro.
Nel recente slum di Lunga Lunga Road, in una baracca di vecchie lamiere che funge da “ristorante”, lavora un uomo che tutti conoscono come Chief. Considerando che le fabbriche pagano giornalmente 120-250 scellini (1,2-2,5 euro), la sua missione è riuscire ad offrire un pasto completo a tutti.
Attraverso la voce narrante del Chief e dei suoi clienti, il film andrà ad analizzare profondamente la nuova marginalizzazione della povertà e la segregazione negli slum, visti come la parte invisibile di una città doppia:la città del consumo e la città dello scarto.
Attualmente il lavoro è in fase di produzione e il filmato su Nairobi è una preproduzione documentale per argomenti qui sotto descritti.

ZMVM- La forma della città doppia

Formato originale DVCproHD 720P25n – Durata 68 min (rid. televisiva 49 min)

Città del Messico non è più una città, non almeno se la intendiamo nei termini tradizionali.
Si parla piutttosto di regione urbana, o meglio ZMVM, che sta per Zona Metropolitana della Valle del Messico, un conurbamento di 22 milioni di abitanti. Attraverso l’analisi di questo caso eccellente, si apre una discussione sulla forma della città contemporanea e la crescita globale degli slum (baraccopoli).
Nella prima parte il documentario tenta di ricostruire le tappe dello sviluppo urbano dell’ultimo secolo, che portano alla formazione della odierna megalopoli, vista come città doppia.
Attraverso una serie di tappe della storia dell’urbanizzazione dalla metà del secolo scorso a oggi, si analizza il processo di formazione delle baraccopoli e il progressivo consolidamento di una forma urbana duale.
Una città divisa sugli opposti di legalità ed illegalità, formalità ed informalità di tutti gli aspetti della vita, dove la seconda città è intrinsecamente collegata alla prima attraverso il contatto diretto di mafie e politici, anche se non mancano forze alternative indipendenti costituitesi in vere e proprie colonias-stato dentro la città stessa .
Nell’ultima parte, la città si differenzia tra città del consumo e città degli scarti (anche umani) di questo consumo, nella logica della marginalizzazione della povertà dovuta ai processi di globalizzazione economica. La vita dei pepenadores, i segregatori di spazzatura che vivono nelle baraccopoli dentro le discariche pubbliche, è la diretta conseguenza dell’arretramento dello stato, del potere delle mafie e degli interessi delle multinazionali.
La città doppia ha raggiunto la sua forma definitiva.

Scritto il 8 giugno 2011
in Archivio, Edizione 2009

Con il contributo di

Programma S/paesati

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