» Cittadini del mondo / Me ne vado

Teatro Miela
martedì 12 ottobre 2010 ore 18:00
ingresso:

CITTADINI DEL MONDO: LA SECONDA GENERAZIONE D’IMMIGRATI E IL DIRITTO DI CITTADINANZA

con il mediatore Tetteh Seraphin Agbodan, l’avvocato Walter Citti (ASGI), la ricercatrice Daniela Paci, la psicologa Laura Pomicino (Università di Trieste), Ismail Ademi (rete G2 – seconde generazioni), la giovane laureata Milica Novakovic.
In collaborazione con il Laboratorio Migranti del CISEM dell’Università di Trieste e con ASGI.

Italiani si nasce o si diventa? I figli degli immigrati, nati e cresciuti in questo paese, abitano la cultura italiana senza godere del diritto di cittadinanza: una questione aperta che genera contraddizioni e disuguaglianze.
Le seconde generazioni, figli di immigrati, in Italia, hanno ormai raggiunto le 491mila presenze (stima dossier Caritas/Migrantes). Il numero, relativo al 2005, comprende solo i minori nati in Italia o nei Paesi di origine e successivamente ricongiunti. Dai calcoli restano fuori le seconde generazioni ormai maggiorenni, che si trovano già davanti agli ostacoli che i loro fratelli e sorelle minori affronteranno una volta raggiunti i 18 anni, se privi di passaporto italiano: mantenere un permesso di soggiorno autonomo rispetto ai loro genitori.
I nati in Italia non hanno compiuto alcuna migrazione, e chi è nato all’estero ma cresciuto in Italia non è emigrato volontariamente, ma è stato portato in Italia da genitori o altri parenti. “Per noi non esiste una legislazione ad hoc, che tenga presente il fatto che siamo cresciuti qui, ma dipendiamo dalle stesse normative create per i nostri genitori. E’ come se fossimo appena arrivati in Italia” – dice Mohamed Tailimoun, della rete G2.
Proprio sulle difficoltà delle seconde generazioni senza passaporto italiano si è concentrata l’attenzione G2 – Generazioni seconde, gruppo di figli e figlie di immigrati che hanno vissuto direttamente una cittadinanza non piena. G2 nasce a Roma nel 2005, ne fanno parte cittadini del mondo originari di Asia, Africa e America Latina, la maggior parte di loro è cresciuta nella capitale italiana.
Tratteremo la questione dal punto di vista giuridico con un rappresentante dell’Asgi (Associazione Studi Giuridici sull’immigrazione), con due psicologhe che hanno effettuato una ricerca a Trieste, e con una giovane triestina Milica Novakovic che ha vissuto sulla propria pelle le difficoltà rispetto alla cittadinanza che ha ricevuto solo dopo aver reso pubblica la sua situazione.

ME NE VADO

di e con Marcela Serli
Vincitore di Premio “Emergenze 2009” e Primo premio “I racconti dell’isola” Isolacasateatro (Milano)

Andarsene è il pensiero costante di chi si sente straniero nel proprio paese,
di chi si sente straniero ovunque. Come se la salvezza fosse muoversi!
Chissà qual è la salvezza, chissà dove sta. Questa è la domanda che mi pongo.
Me ne vado è un piccolo dolore. Parla delle paure che ho.
Parla dell’odio che provo e che credo proviamo. Parla del desiderio di andarsene, anche da sé stessi.
Me ne vado è un viaggio crudele ma ironico intorno al mondo. Intorno alle storie del mondo. Quelle storie che hanno fatto sì che gli uomini partano, se ne vadano. Se ne vadano alla ricerca di un luogo felice. O almeno vivibile.
Me ne vado è un monologo per molteplici voci, quasi fossero una sola. E’ la voce dei viaggiatori disperati, di quelli che si son rotti le palle dell’ipocrisia dei propri compaesani, delle contraddizioni della propria terra, delle bugie del proprio stato.

Il percorso drammaturgico e l’interesse per questo argomento è iniziato molti anni fa quando nel settembre del 1999 sono andata in Albania per lavoro, l’Albania si mostrò eccessivamente forte davanti ai miei occhi, per non vederla. Mi sorprese il paesaggio umano. Così somigliante al paesaggio umano della mia città, Tucumàn, in Argentina, così somigliante a Trieste, in quell’Istria che lasciò mio padre, alla Beirut che lasciò mio nonno quando se ne andò per Tucumàn.
La povertà si assomiglia ovunque. La povertà umana anche.
Chiamo “paesaggio umano” quel paesaggio urbano, misto tra gente e luogo, misto tra abitanti di un luogo e il luogo stesso. Quel miscuglio tra un paesaggio trasformato e, in questi casi, distrutto, rovinato dagli uomini, e quegli uomini, rovine di un’umanità, devastata da un luogo e dalla sua storia. Questi uomini e la loro terra non possono essere separati, perché questa terra ha fatto diventare così questi uomini, e questi uomini hanno fatto di questa terra quello che è. Sono legati loro malgrado per sempre. Anche quando se ne vanno.
Le ragioni. Quando le ragioni diventano troppo urgenti, quando le ragioni si fanno così numerose da accavallarsi, da mescolarsi fra di loro, fino a diventare solo una melma illogica di ragioni. A quel punto non c’è famiglia, non c’è amore, non c’è patria che tenga. Il tuo partire diventa urgente, come una bomba, come una guerra, diventa cieco. E le ragioni se ne vanno a puttane. Perché a quel punto l’urgenza è diventata tutto, così è stato anche per mio nonno, partito dal Libano (la sua terra) per andare in Argentina, così è stato per mio padre partito dall’Italia per l’Argentina (dopo essere stato due anni prigioniero dai tedeschi).
E così per me.
Ecco, ho deciso di scrivere un testo che raccontasse, non in forma di narrazione, ma in forma di situazioni-poetiche, l’andarsene.
Ho deciso di scegliere anche un punto di vista: il mio. E presumere dunque, che il mio arbitrario punto di vista, possa essere sufficiente, per raccontarvi questa storia.
Me ne vado è uno sfogo. È lo sfogo di quattro generazioni di emigranti
Marcela Serli

MARCELA SERLI
Nata a Tucuman, in Argentina, di madre libanese e padre istriano, laurea cum laude in Lingue e Letterature Straniere con una tesi di Drammaturgia Contemporanea (la tematica riguardava quelli autori di teatro, nel mio caso argentini, e la loro lotta di resistenza “artistica” alla dittatura) all’Università di Trieste.
Ha studiato e si è perfezionata con Rodrigo Garcia, Carlos Alsina, Agustì Humet, Mamadou Dioume, Alessandro Marinuzzi, Luca Ronconi Egisto Marcucci, Michele Abbondanza, TeatroNatura Othiasos, Gabriele Vacis, Alfonso Santagata, il Living Theatre, Teatro del Lemming, Gabriele Ferzetti.

Come attrice ha lavorato con diversi registi tra i quali Serena Sinigaglia, Alessandro Marinuzzi, Carlos Alsina, Giorgio Pressburger, L’impasto compagnia di Alessandro Berti e Michela Lucenti, Diego de Brea, Matjaz Berger, Valeria Talenti, Sabrina Morena, Roberto Piaggio,
A maggio 2009 vince il concorso “Emergenze 2009” organizzato dalla Provincia di Massa Carrara e a settembre 2009 riceve il Primo Premio “I racconti dell’Isola”, Isolacasateatro (Milano) con lo spettacolo Me ne vado, monologo scritto e interpretato da lei.
Oggi è in tournée come attrice con gli spettacoli “1989: crolli” e “Buonanotte Desdemona” per la regia di Serena Sinigaglia. Come regista con “All’amore io ci credo” prodotto dall’ATIR, e “Moana porno devolution”, Compagnia degli Incauti.
Nel 2009 e 2010 è attrice in “Napoli non si misura con la mente” di Manlio Santarelli, per la regia di Serena Sinigaglia, prodotto dal Napoli Teatro Festival Italia, in collaborazione con RAI.
Nel 2010 debutta con “Alla ricerca dello zio coso” tratto dal romanzo di Alessandro Swed, per la regia di Alessandro Marinuzzi, prodotto dal Teatro Club di Udine.
Sempre nel 2010 firma la drammaturgia e la regia di “Non farmi male”, prodotto dall’ATIR.

Scritto il 9 giugno 2011
in Archivio, Edizione 2010

Con il contributo di

Programma S/paesati

Newsletter

Resta sempre informato sulle attività dell'Associazione culturale S\Paesati.

* campo richiesto.