Teatro Miela ore 18.00
documentario
di Sabrina Morena e Nicole Leghissa, prod. Ass. Spaesati/Bonawentura 2011. Saranno presenti Ilaria Capua e Raffaella Rumiati.
Nel marzo del 2006 Ilaria Capua, giovane ricercatrice italiana che dirige il Centro di referenza per l’influenza aviaria dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, lanciò un appello a tutta la comunità scientifica internazionale: condividere le informazioni e le conoscenze sull’aviaria. Se è una bufala disse, ci lasciassero lavorare, altrimenti la nostra responsabilità è tutelare la salute umana e animale.
Per queste ragioni Ilaria Capua chiese agli scienziati e alle nazioni di mettere in rete le proprie ricerche, senza egoismi, senza privatizzarle, senza aspettare la pubblicazione sull’ importante rivista internazionale.
Ciò è stato fatto ed oggi Ilaria Capua ha vinto – unica italiana – il premio Scientific American 50, istituito dall’omonima rivista americana. Riconoscimento riservato ai “miglioratori del mondo”, a quelli che lasciano una traccia indelebile a livello internazionale in campo economico, scientifico o delle politiche sociali. Tra i vincitori delle passate edizioni figurano Kofi Annan, ex-segretario ONU, i fondatori di Google Larry Page e Sergey Brin, il padre di Apple Steve Jobs e Al Gore.
Teatro Miela ore 19.30
documentario
di Rocco Bernini e Alessandro Golinelli Italia, 2011, HD, 55′.
Un documentario sulla pena capitale riservata alle persone accusate di omosessualità in Iran. Partendo dal clamoroso caso di Ebrahim Hamidi, un ventunenne condannato a morte (e a rischio di lapidazione), il triste destino (e i giovani volti) dei gay che sono stati impiccati, il contesto sociale e politico di tali atrocità (comprese le numerose impiccagioni di minorenni), la dolorosa, rischiosa, umiliante esistenza clandestina dei gay. Impressionanti immagini di esecuzioni e di torture, le commoventi ricostruzioni delle vite troncate delle vittime, la silenziosa lotta di liberazione dei giovani iraniani, delle donne, dei gay. Interviste e testimonianze d’eccezione: Mohammud Moustafei, avvocato di Ebrahim Hamidi e Sakineh; un giovane omosessuale che vive in Iran, Drewery Dyke responsabile dell’Iran per Amnesty International, il prezioso contributo di Peter Tatchell, attivista inglese per i diritti umani. Realizzato in collaborazione col Torino GLBT.
Teatro Miela Ore 20.30
di Mehdi Ben Attia, Francia/Belgio/Tunisia 2009.
“Tu non hai nessuna colpa – dice la padrona alla cameriera che, nel suo conformismo religioso, vorrebbe licenziarsi da quella casa del peccato – è mio figlio che finirà all’inferno… E io pure”. Con l’ironia con cui è pronunciata, questa battuta è un esempio della leggerezza dissacrante ma garbata con cui è condotto questo film, che si bilancia attentamente tra temi drammatici e l’esigenza di restituire al racconto la gioia, propria dei giovani, nella loro progressiva e curiosa scoperta di sé stessi e della vita.
Malik (Antonin Stahly), tornato in Tunisia dalla Francia dove si è laureato, si innamora di Bilal, fattorino in casa di sua madre Sara (Claudia Cardinale), rimasta vedova. Efficacissima l’espressione della madre quando scopre i due ragazzi a letto. Ma poi capisce che deve andare oltre il pregiudizio, lei che anni prima, cattolica, aveva sposto un arabo. E finisce per accettare anche il matrimonio del figlio con una ragazza lesbica, incinta e convivente con un’ altra donna “solo per il bambino, perché abbia una vita normale come tutti gli altri bambini”. E una vita normale l’avrà, come ci mostra il film, allevato e amato non solo da due, bensì da ben quattro genitori: le due felici coppie di mamme e papà omosessuali.
Al termine delle proiezioni incontro con il regista Alessandro Goinelli.
In collaborazione con Circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica di Trieste