Teatro Miela - piazza Duca degli Abruzzi, 3 Trieste
martedì 17 ottobre 2017 ore 18:30
ingresso: Mostra e documentario: Ingresso libero / Spettacolo 10,00 €

Martedì 17 ottobre

Teatro Miela

Ore 18.30 Mostra/documentari

Tutto ciò che è mio, lo porto con me. La valigia del profugo

progetto formativo del Kinoatelje

Conoscere il passato per capire il presente – potremmo sintetizzare in questa frase le attività svolte nell’ambito del progetto formativo del Kinoatelje Tutto ciò che è mio, lo porto con me. La valigia del profugo, svolto con il supporto della Regione Friuli Venezia Giulia e dall’Ufficio governativo della Repubblica di Slovenia per gli sloveni d’oltreconfine e nel mondo. Vi hanno partecipato i ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori di Gorizia, Trieste, Doberdò e San Pietro al Natisone, coinvolti in una serie di incontri, proiezioni cinematografiche e workshop. Con la partecipazione a queste attività i ragazzi hanno avuto l’opportunità di sviluppare uno spirito d’osservazione critico nei confronti della società odierna aumentando così la capacità di capire ciò che ci circonda. Quando i concittadini di Biante fuggivano dalla propria città, portandosi appresso tutto ciò che riuscivano a raccogliere, si meravigliavano di lui che partiva senza alcun bagaglio. “Tutto ciò che è mio, lo porto con me”, disse Biante, vale a dire che la vera ricchezza dell’uomo sono il sapere e la saggezza. Le parole del saggio hanno ispirato il titolo del progetto formativo del Kinoatelje.

I rifugiati sono un tema del quale i media parlano quotidianamente. Ma questo non è niente di nuovo, al contrario. Se ci limitiamo al nostro territorio possiamo citare indubbiamente le migrazioni di massa che sono avvenute dopo l’instaurazione del Fronte d’Isonzo nel 1915. Ben 190.000 persone abbandonarono questi luoghi e si rifugiarono gli uni all’interno dell’Impero Austro-Ungarico, gli altri invece in Italia. Partiamo quindi dal presupposto che la conoscenza del nostro passato può aiutarci a capire gli avvenimenti attuali collegati alle migrazioni.
La storia si ripete. Nel passato erano i nostri antenati a dover emigrare per motivi di guerra, ora siamo noi ad accogliere i profughi. Non capiamo la loro lingua, la cultura, il loro sistema di valori. Non conosciamo i loro desideri né la loro sofferreza. E forse proprio il destino comune da rifugiati potrà aiutarci a capirci a vicenda.
La valigia, simbolo di partenza, raccoglie tutto ciò che ci è più necessario. Simboleggia la speranza in un futuro migliore. E come Biante partì “solo” con il proprio sapere e la saggezza, così anche i ragazzi che hanno partecipato al progetto hanno riempito la valigia del profugo con diverse esperienze, incontri e attività.

Ingresso libero

 

Ore 20.00 documentario

Walls

di Pablo Iraburu e Migueltxo Molina
introduce l’antropologa Roberta Altin (Università di Trieste)

Il 9 novembre 1989, quando il muro di Berlino fu abbattuto, molti sognarono un mondo senza più divisioni. Ventisette anni dopo, come racconta il documentario di Pablo Iraburu e Migueltxo Molina, i muri vivono e crescono ancora intorno a noi. In tutto, più di ottomila chilometri di cemento armato, reti, filo spinato, sensori elettronici installati ai quattro angoli del globo e utilizzati per tener lontani “nemici”, “terroristi”, “clandestini” e “contrabbandieri”. Una coppia di giovani messicani cerca il modo di superare il confine con gli Stati Uniti. Un gruppo di uomini aspetta il momento giusto per oltrepassare la barriera che divide il Marocco da Melilla, enclave spagnola in Africa. Alcuni migranti tentano di superare il Limpopo, il fiume che separa lo Zimbabwe dal Sudafrica. Davanti agli occhi dello spettatore scorrono le immagini di queste zone di frontiera, scene che si fondono e si sovrappongono in modo armonico tra loro, stimolando le persone ad analizzare la questione in un’ottica universale.

Recensioni
Il festival Le Voci dell’Inchiesta, dopo aver fortemente voluto ospitare nella IX edizione l’anteprima nazionale di Walls, ha deciso di impegnarsi nella sua distribuzione italiana assieme alla Tucker Film, per l’assoluta necessità e attualità dei temi che i registi Iraburu e Molina hanno saputo mostrare in questo lavoro. Presentato in vari Festival Internazionali, vincitore – tra gli altri premi – della menzione speciale ai festival di San Sebastiano e all’ IDFA di Amsterdam, Walls porta il pubblico sui confini ai quattro angoli del mondo – Spagna e Marocco, U.S.A. e Messico, Sud Africa e Zimbabwe, Israele e Palestina – e lo fa con eccezionale potenza visiva. Il film presenta un’esperienza cinematografica rarissima, di un’intensità folgorante, dove si cammina accanto ai fuggitivi, si cerca di scavalcare i muri insieme a chi cerca di migrare, si teme per la propria incolumità, quasi schivando le pallottole.
Riccardo Costantini, Le Voci dell’Inchiesta

Premi e festival
Doha Film Institute Ajyal Youth Film Festival – Bader Best Feature Film
IDFA – OXFAM Global Justice Award
IBAFF International Film Festival of Murcia – Audience Award
Cinema for Peace Nominée 2015
Cleveland International Film Festival – Official Selection
MSPIFF Minneapolis San Paul International Film Festival – Official Selection
San Sebastian Film Festival
Stockholm Film Festival
Nantes Festival du Cinéma Espagnol
Geneva International Film Festival and Forum on Human Rights
Graz Fragments Filmfestival for Human Rights
Vilnius Film Festival
Millennium DOCS against Gravity Film Festival
Le Voci dell’Inchiesta
One World International Human Rights Documentary Film Festival

in collaborazione con A.R.P.A. L.A.R.E.A., ACCRI, Mediateca della Cappella Underground, Associazione Casa del Cinema

Ingresso libero

 

ore 21.30 – Ridottino Teatro Miela – spettacolo

ETERNA SORGE LA SPERANZA COME UN FUNGO VELENOSO

Performance su poesie di Charles Bukowski,
di e con Eva Tomat e Lorenzo Zuffi
produzione eTiellezeta

Che fine ha fatto la semplicità? Sembriamo tutti messi su un palcoscenico e ci sentiamo tutti in dovere di dare spettacolo.” -Charles Bukowski

Il Bar, la Gente, i Fallimenti e le debolezze, le Donne, l’ Ironia. Amore. L’ unico in grado di tenere assieme i pezzi della vita di un uomo, di tutti gli uomini. L’ Amore infinito e passionale per la Vita nelle sue sfumature meravigliosamente detestabili ed oscenamente piacevoli. E questa vita, in scena, è sostenuta da un’ architettura musicale ardita che parte dal Barocco per arrivare al Rock’n’Roll. Un percorso attraverso la poesia di un autore così conosciuto, ma erroneamente banalizzato. Eterna risorge sempre la speranza, come un fungo velenoso, nasce dalla volontà di Eva Tomat di offrire una visione non stereotipata di Bukowski, come autore, narratore, ma soprattutto poeta. Offrire uno sguardo sulla sua umanità, sul modo di concepire la vita, gli affetti, i rapporti personali e la società. Le difficoltà di inquadrarsi in una società dove lui si è sempre sentito estraneo, diverso, dove non riusciva a trovare posto, dove rincorrere sempre qualcosa, senza mai riuscire a raggiungerlo. Per restituire questa visione, abbiamo costruito un percorso, una storia, attraverso alcune poesie tratte da “Le ragazze che seguivamo”. In questo è stata molto importante la selezione musicale, operata dalla stessa Tomat e da Lorenzo Zuffi, con suggestioni date anche da Claudia Grimaz. Uno spettacolo fatto di emozioni, suggestioni. Nulla viene offerto semplicemente ma tutto è molto semplice: nessun artificio, solo parola, corpo, situazione. Si ride e ci si commuove scoprendo il piacere nella condivisione dei sentimenti umani. La speranza risorge sempre anche con molta autoironia.
Lo spettacolo è definito “performance” teatral/musicale perché composto da delle linee guida fisse, ma è in continua evoluzione. Ogni rappresentazione è differente in base al luogo dove avviene, al numero di persone, al rapporto tra gli attori stessi ed il pubblico. La scenografia, dove l’atmosfera è quella degli anni ’50 in America, è composta da alcuni elementi fissi (macchina da scrivere, bicchieri, bottiglia di vodka, una lampada da terra, tappeto) e da altri che scegliamo in loco (sedie, tavolo, paravento/teli, lumi, quadri…) per mantenere in continua evoluzione anche l’aspetto della scena.

Ingresso € 10,00

Scritto il 20 settembre 2017
in Edizione 2017

Con il contributo di

Programma S/paesati

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